In carmilla, me , meditate
I miei commenti (6)
Il senso di (Car)milla per la neve
Neve.
Tanta.
Non sono abituata. Nata nel sole tiepido di una Sunnyhell centro-laziale l'improvvisa coltre bianca e silenziosa mi rende malinconica e gioiosa allo stesso tempo.
O forse è il Natale.
Ad ogni modo l'umore è altalenante.
Offro carta bianca a chi è là fuori.
Drabble a volontà se li volete, People. Pairings,generi nonchè fandom a vostra scelta.
Fatemi sapere.
La Vostra "Babbo" carmilla
In gente, follia, meditate, carmilla sclerata
I miei commenti (1)
La prova irrefutabile che la crisi sta finendo è quella......
...del tuo spam che passa da "cura i tuoi magri risparmi con prodotti finanziari assolutamente sicuri" a "fai crescere il tuo pene di 10 centimetri in quattro giorni".
La nostra economia sta rifiorendo, quindi.
Possiamo permetterci peni più grandi.
Mozzichi pensierosi
La Vostra "Spam-a-lot" Carmilla
In recensioni, carmilla, meditate
I miei commenti
The Lady, or the Tiger?
(The fixer stagione 1 e 2)

C’è una storia di Frank Stockton di quelle a cavallo tra leggenda metropolitana, fiaba e indovinello moralistico estremamente conosciuta nel mondo anglosassone che viene spesso utilizzata per esprimere un problema insolubile, una risposta impossibile, un conundrum.
Cosa si sceglie quando apparentemente non hai scelta?
La Signora o la Tigre?
La domanda in questione è strutturata in modo da porre un dilemma etico al
lettore/partecipante/persona interessata: cosa fare quando le due scelte che ti vengono poste davanti in realtà non sono altro che due disastri in divenire?
Semplice.
Non mettersi in mezzo tra John Mercer e il suo obiettivo.
Il genere noir per me ha avuto sempre una connotazione di base: un Destino Ineluttabile alla fine di una Strada costellata di sbagli ed errori: nessuna redenzione, nessun Eroe che all’ultimo momento deflette la pallottola, nessun happy ending, nessuna casa con giardino e staccionata, lavoro dalle otto alle cinque, moglie, due figli e mezzo.
Nessuna via d’uscita.
Ora, credo che per la prima volta in questo sito (e forse nella storia delle mie pochissime recensioni) io non consiglio a tutti di vedere The Fixer.
Perché gli aggettivi che lo definiscono sono brutto, sporco, cattivo, come una versione in black del Giustiziere della Notte (ed anche con Edward Woodward non erano tutte rose e fiori, ricordate?)
Come mai, dunque, questo non-consiglio?
Perché The Fixer e il suo protagonista sono come un meraviglioso incidente stradale visto al rallentatore, di quelli da cui non riesci a distogliere lo sguardo.
Ed anche perché tra tante brutte copie e rifacimenti che fingono di essere novità, è un vero sospiro di sollievo guardare qualcosa che ti dice chiaramente di non partire da un’idea originale.
Innovativa.
Nella mitologia televisiva ci sono centinaia di shows che partono dall’identica premessa di The Fixer (Vi potete divertire a contarli. Sono davvero tanti).
Nulla di nuovo nella storia di un ex militare (Forze Speciali) con enormi problemi personali ed instabile psichicamente che viene forzatamente reclutato da un’organizzazione para-governativa guidata da un misterioso quanto implacabile deus ex machina.
Nulla di nuovo nella Dark-Lady dal passato torbido che da un nuovo/vecchio significato all’espressione bedding with the enemy.
Nulla di nuovo nel piccolo delinquente, ladruncolo di mezza tacca, facile da impaurire, troppo stupido per pensare in grande e decisamente facile da controllare per piccoli lavoretti di scasso e furto.
Non c’è nulla di nuovo tranne il fatto che The Fixer funziona.
Perché è un miracolo di ingegneria televisiva e perché, sturatevi le orecchie, gioca con l’approvazione dello spettatore.
Prende i clichés, li usa, tutti, e non li nasconde affatto.
Nei dialoghi tra i personaggi, ogni loro debolezza, ogni loro mancanza o motivazione, ogni tentativo per mascherare od ingentilire decisioni (errate), ogni giustificazione, viene sezionata con chirurgica precisione tanto che lo spettatore (io e voi) si ritrova a mugugnare pochi secondi prima o dopo: “Io direi proprio così….”
John Mercer non è un duro dal cuore tenero. Non è il cattivo ma in fondo in fondo bravo ragazzo che diamogli una mano e facciamogli bere quattro cavolate psicanalitiche per farlo scoppiare in pianto catartico e liberatorio senza la minima base emotiva così dal quarto episodio iniziamo l’arco della redenzione che gli impedirà di fare sesso con la protagonista o di ritirarsi a Maui indossando gilet di lino e ruttando birra in sincrono con la Ruota della Fortuna.
John Mercer è come la Londra descritta in questo serial. Non quella del thè delle cinque, del cambio della guardia e delle graziose villette tardo edoardiane di Kengsinton Terrace.
E’ Camden Road controllata dai giamaicani, le grandi warehouse dei docks, è Earls Court di notte dove puoi trovare una facile scopata per venti sterline o una sniffata di colla e polvere di cemento che, se hai tredici anni e grossi casini, può sembrare la risposta a tutti i tuoi problemi.
Ci sono inoltre attori di mestiere come Peter Mullan (My Name is Joe) che riescono a dare spessore al personaggio con un semplice occhiata.
Ma soprattutto non ci sono innocenti.
E’ interessante notare come recentemente la migliore serialità british (Torchwood-Children of the Earth, Being Human), per non parlare di Spooks, Law and Order UK e ovviamente di The Fixer offra in Inghilterra lo stesso sguardo cinico e disincantato sul divario fra istituzioni governative e cittadini. Non solo fenomeno sociale, quindi, ma specchio dei tempi e del gusto per una narrazione realistica e ruvida che mette il dito dove fa più male.
E spinge.
The Fixer, che personalmente trovo nella seconda stagione più altalenante nella qualità degli episodi e nel trattamento di certe tematiche, è un prodotto che potrà non piacere a tutti ma, come Generation Kill (di cui mi riprometto sempre di parlare e giuro, giuro che lo farò), fa riflettere.
E sì, mette anche un po’di paura.
Perchè John Mercer non è assolutamente eroico, né sano, né politically correct.
Ma il mio Dark Passenger (grazie Dexter) lo ha amato.
Follemente.
Da evitare: se credete nel lieto fine, avete avuto una brutta giornata, volere rilassarvi e non pensare troppo.
Da vedere: perché spesso l’Eroe non arriva in tempo.
E allora tocca al Mostro fare quello che può.
In gente, follia, meditate
I miei commenti (2)
Non è un paese per educati
Immaginate di essere in vacanza.
Immaginate di essere un'insegnante in vacanza.
Al mare.
Immaginate che siano i primi giorni di agosto e che la spiaggia sia affollata.
Bambini, ragazzi, palloni, racchettoni, secchielli, ombrelloni, radio, teli da spiaggia.
Immaginate di aere nelle vicinanze un gruppo di ragazzi che si divertono a fare gavettoni.
A farti gavettoni.
Sempre.
Anche quando hai ripetuto loro più volte che non li vuoi.
Immaginate che al colmo della frustrazione vi rivolgiate ai genitori dei ragazzi per invitarli a controllare meglio i loro pargoli.
Ora immaginate una corsa all'ospetale con setto nasale deviato, tagli abrasioni dovuti a calci, pugni, sputi.
Non da parte dei ragazzi, no. Ma da parte di sei dei genitori.
Che l'hanno aggredita mentre prendeva un caffè.
Senza parole, Gente.
Senza parole.
In gente, meditate
I miei commenti (1)
UN COMPLEANNO DA RICORDARE
Tanto, Tanto, Tanto tempo fa....in una terra lontana lontana (un cinema milanese a Viale Tunisia) in un tardo pomeriggio/serata, conobbi una ragazza.
E nel corso della conversazione conobbi il suo Sogno.
Questo Sogno, mantenuto dopo cinque lunghi anni è il sito di Evil Hand Issues.
Buffybot era la ragazza.
Ci sono complenani da ricordare e questo è uno di quelli.
Il Whedonverse è vivo, People.
Non vi libererete così facilmente di noi.
Auguri Evil Hand Issues!
Bites,
Me