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I miei commenti (6)
Il Decalogo del Perfetto Invidioso
Attribuitelo alla Depressione Primaverile, se volete.
Ma lo dovevo eliminare dal mio Sistema Circolatorio altrimenti avrei collassato.
Ci sono tante, tante persone che io vorrei odiare.
Davvero.
Più belle di me, più ricche di me, che parlano meglio di me, si vestono con più eleganza, che attraggono i ragazzi più carini ed interessanti, che cantano con voci perfettamente intonate, scrivono senza sforzo romanzi da Pulitzer (o fanfic da premio) e sanno sempre cosa dire e come dirlo.
E, Colpa Incancellabile che li pone al primo posto nella mia Lista Nera sono pure SIMPATICI.
( N.d. A. Nel Mondo di Carmilla, nessuno NESSUNO è più divertente della sottoscritta. Queste è la base su cui si fonda la mia intera personalità. Mina queste fondamenta e il mio Ego collasserà come i muscoli di quei culturisti che smettono di allenarsi e prendere steroidi. In altre parole, in modo veramente disastroso).
Il problema è, e fatevelo dire è un grosso problema, che essendo simpatici, gentili, compassionevoli, la loro ovvia superiorità non te la fanno pesare.
Non te la sbattono in faccia, non ci si rotolano dentro come fa il mio gatto quando trova la sabbietta nuova nella lettiera.
Nada.
Niet.
Nisba.
Neppure il minimo accenno che potrebbe aiutarti ad odiarli almeno un pochino.
Cosa ancora peggiore ti senti attratto da loro, come tutti sei inestricabilmente attirato dalla loro personalità vincente, solare e finisci perfino per essere contento di vivere nel loro spazio anche se solo di luce riflessa.
Dannatamente grato.
Ora, potremmo in teoria iniziare a prendere dal verso sbagliato ogni loro commento, ogni osservazione fatta innocentemente tipo “hai delle belle scarpe”= “sei una persona vuota, attenta solo alle apparenze, incapace di provare sentimenti profondi, di pensare al riscaldamento globale, al buco dell’ozono, alla fame nel mondo…” quando in realtà il messaggio era:
Mi piacciono le tue scarpe.
Grrr.
Gente, io li vorrei davvero odiare.
Ma, se ci fate caso, nel cinema, nei libri, nella televisione questo problema non si pone.
Se sei intelligente, in un film o serial hai di solito:
1) La bruttezza di una rana da laboratorio.
2) Gli skills sociali di un lama tibetano (completo di sputo)
3) Il tatto di House.
4) L’empatia di un Romulano a cui hanno appena distrutto una nave ammiraglia della flotta.
Se poi sei intelligente E affascinante hai sicuramente un problema mentale che ti porterà ad alienare la tua vita ed a una performance da Oscar, oppure sei così arrogante (e calvo) da non riuscire a vedere al di là del tuo naso e dunque i tuoi piani di dominazione del mondo si sgretoleranno a causa della tua hubris.
L’unica occasione in cui sei autorizzato ad essere carino e intelligente è se vivi come bidello in una università ed hai grossi problemi di adattamento e di focalizzazione ma un amico con la faccia di pietra ti aiuta con i suoi commenti da scatola di cioccolatini ad andare avanti nella vita.
Tzè.
Doppio.
Come disse quel grande uomo di William Shatner: “Get a life, people!”
Nella vita reale il numero di persone intelligenti ma con problemi è uguale a quello di persone stupide con problemi che è a sua volta identico a quello di persone normali con problemi.
Io ho paura del Cervellone/Cervelletta perché semplicemente è gente migliore di me.
Indulgendo nell’autopatetismo pensavo, quando ero a scuola, che i miei amici/amiche più intelligenti fossero più infelici o strani della sottoscritta.
Quanto mi sbagliavo.
Ecco un esempio degli stereotipi che vorrei tanto fossero veri (non un decalogo, accontentatevi) ma non lo sono:
1) Sarà anche miliardario ma è un NERD! Le donne/ragazze staranno con lui solo per i soldi. (Forse… ma quanto se la deve spassare?)
2) Lui/Lei è una sorta di ritardato sentimentale anche se ha 3 lauree, due specializzazioni e un master perciò non mi chiama/cerca/ama/vuole. (No. Se n’è trovata un’altra/o.)
3) Ragazza brillante ma gli uomini fuggono dalle donne troppo intelligenti. (Vero, ma se hanno il corpo di Jessica Alba sul cervello ci passano sopra).
4) I programmatori di pc sono omini occhialuti che sbavano su immagini virtuali e non riuscirebbero ad avere una relazione seria (ditelo al mio vicino sposato con tre figli e amante ventiduenne. Lui ci riesce tranquillamente).
5) Essere più intelligenti della media non aiuta in tutti i campi della vita. (Davvero? Qualcuno mi faccia provare).
Ora tocca a Voi, Gente.
Invidiosi?
Non invidiosi?
Di cosa?
Fatevi avanti….
Mozzichi invidiosi
La Vostra “I’m better than you” Carmilla
In fanfic, carmilla, supernatural
I miei commenti (3)
Post di servizio per fanfic
E' finita, finalmente.
Ventidue pagine ( e chi mi conosce, sa che per me equivalgono a 22o pagine).
Grandi momenti di "oh mio dio, cosa diavolo sto scrivendo?!!"
Una birra ghiacciata come autogratificazione.
Avvertenza dell'avvertenza dell'avvertenza.
La storia in sè non presenta elementi molto disturbanti, ma potrebbe offendere la sensibilità di qualcuno/a.
In alcuni momenti persino la mia.
Non verrà subito inserita tra le storie nel sito ma inviata personalmente a chi ne farà richiesta.
Lo so, sono extra cauta ma sinceramente Gente, mi sono stufata di dovermi giustificare sul cosa e perchè e di chi scrivo.
Di polemiche ne ho abbastanza nella vita reale.
Il fandom è Supernatural.
La storia si intitola "Il Principe delle Maree".
Teaser:
Dean sogna.
Sogna l’Inferno.
Per Dean, l’Inferno è un mondo senza Molson ghiacciata, senza sale da biliardo fumose.
Un mondo senza macchine d’epoca che puoi far vibrare e senza canzoni dei Led Zeppelin su musicassette consunte dall’uso.
Per Dean, l’Inferno è un mondo senza Sam.
Caveat lector!
Mozzichi soddisfatti
La Vostra " Mi sento come Proust solo che scrivo di cavolate" Carmilla
In recensioni, tv
I miei commenti (2)
Dresden Files: Quando Philip Marlowe incontra Buffy Summers
Jim Butcher nel 1996 era un uomo disperato.
Self-made man aveva tentato di tutto (dal cowboy, al venditore porta a porta di aspirapolvere fino al classico managment in un fast-food).
Niente da fare.
Jim Butcher si sentiva un uomo finito.
Finchè non pensò di combinare due sue grandi passioni: Buffy The Vampire Slayer e la letteratura hard-boiled degli anni 40’ e 50’.
I guai di Jim Butcher erano finiti.
Incominciavano quelli per Harry Dresden.
Nell’aprile del 2004, la casa di produzione di Nicholas Cage (sì, l’attore monoespressivo, avete capito bene) si decise a produrre un tv-movie da due ore circa tratto dal primo romanzo del ciclo-Dresden, Storm Front. La Sci-Fi dette il via libera al progetto (poi trasformato in serie televisiva da 12 episodi) e venne contattato…indovinate chi? Ma sì lui, il Nostro Beniamino holacapacitàdirifiutareruolidaprotagonistaagogo’ James-Spike-Masters.
Che disse cortesemente: no.
Con il senno di poi e visto che lo show non fu rinnovato per una seconda stagione forse non ha avuto tutti i torti ma l’idea, gente, l’idea era buona.
Davvero.
Harry Dresden è un investigatore privato.
Completo di tutti i cliché che possiate immaginare.
Pochi soldi, pochi amici (vivi, almeno), poche (leggete: quasi nessuna) donne.
Molti debiti, molti nemici, molti guai.
La differenza?
Harry è un mago.
Che si trova sulle Pagine Gialle di Chicago.
Al quale la polizia (sezione Affari Speciali) nell’attraente persona del tenente Murphy, si rivolge quando le Cose Brutte che Vivono nel Buio escono fuori ed incominciano ad immischiarsi nella vita quotidiana.
L’unico amico di Harry (se amico è la definizione esatta) è Bob.
Bob non indossa camicie di flanella e rutta in sincrono con la Ruota della Fortuna come potrebbe far prefigurare il suo nome.
Bob è un teschio.
Maledetto.
E nel serial ha il volto e le movenze di Terrence Mann.
Harry è un mago ma non indossa cappa e mantello.
Al massimo il suo vecchio accappatoio.
E per attrezzi del mestiere gira con una bacchetta da batteria e una mazza da hockey.
Dresden Files non è uno show spaccamontagne.
E’ uno di quei telefilm che occasionalmente danno qualche brivido, si lasciano vedere, ma non calpesti tua nonna nel disperato tentativo di staccarle la mano artritica dal telecomando.
E’ la versione annacquata dei romanzi da cui sono tratti e quelli sì che meritano una letta.
Anzi, più di una.
Nonostante questo io vi invito caldamente a vederlo.
Perché nella struttura, nella resa dei personaggi e nell’ambientazione conserva un gusto un po’ retrò di quei detective-film degli anni 40’.
Harry è figlio di Philip Marlowe di Chandler, dell’Eroe Disilluso Bogart e i suoi stretti cugini sono Spencer, SenzaNome e Toby Peters di Stuart Kaminsky.
Perché l’elemento soprannaturale si mescola bene con quell’umorismo asciutto che contraddistingue il personaggio protagonista a cui Paul Blackthorne da fisicità ed anima in modo esemplare.
Perché l’idea di un mago-investigatore da cercare sulle pagine gialle è grande.
E soprattutto vedetelo per il suo messaggio pubblicitario:
Lost items found. Paranormal Investigations.
Consulting. Advice. Resonable Rates.
No Love Potions, Endless Purses, or Other Entertainment.
Che ne dite, lo andiamo a trovare sabato 12 aprile alle 21 su Fox?